Se vi state avvicinando alla lingua giapponese, prima o poi, scoprirete una particolarità affascinante, ovvero che esistono parole che in italiano non si possono tradurre con una sola parola. Questo non perché nascondano significati oscuri o siano parte di qualche antica maledizione (paura eh?), ma perché descrivono sensazioni, atteggiamenti o momenti che la nostra lingua esprime solo con lunghe spiegazioni. Il giapponese, invece, riesce a condensare tutto in un singolo termine (comodo e pratico!).
Ve ne faccio vedere alcuni tra i più interessanti e usati.
Komorebi (木漏れ日)
– La luce del sole che filtra tra le foglie degli alberi –
In italiano serve decisamente una frase intera. In giapponese basta komorebi. È una parola che descrive un momento visivo preciso, spesso associato alla calma e alla contemplazione. Non è raro incontrarla in opere animate dall’atmosfera più riflessiva, dove la natura non è solo uno sfondo ma parte della narrazione, come in alcuni anime dello Studio Ghibli o in Your Name (sicuramente lo avrete visto!)
Natsukashii (懐かしい)
– Una nostalgia che fa sorridere –
Non fatevi ingannare, Natsukashii non indica una nostalgia triste. È la sensazione dolce che si prova quando un ricordo del passato riaffiora e scalda il cuore, come una canzone, un profumo, un luogo. In italiano diciamo “che nostalgia”, ma perdiamo quella sfumatura positiva che in giapponese è decisamente immediata.
Wabi-sabi (侘寂)
– La bellezza dell’imperfezione –
Il wabi-sabi è un concetto estetico molto profondo: la bellezza delle cose imperfette, incomplete, segnate dal tempo. Una tazza scheggiata, una casa vissuta, un oggetto consumato. Questa visione è molto presente anche nell’immaginario giapponese contemporaneo ed anche in questo caso si ritrova spesso in anime e film che mostrano ambienti semplici, silenziosi e “vissuti”, dove nulla è perfetto ma tutto ha valore.
Kuuki wo yomu (空気を読む)
– “Leggere l’aria” –
Siete mai riusciti a leggere l’aria? Noi ovviamente si! Tranquilli non è proprio inteso in senso letterale, ma significa capire una situazione senza bisogno che venga spiegata. Coglierne il contesto, le tensioni, ciò che è meglio non dire. In Giappone è una competenza sociale fondamentale e spiega molti silenzi che a noi occidentali possono sembrare strani, forse anche scortesi.
Mendōkusai (面倒くさい)
– Seccante, pesante, fastidioso (si, tutto insieme!) –
Mendōkusai indica qualcosa che richiede uno sforzo mentale o emotivo che non si ha voglia di affrontare (tipo tornare a lavoro o a scuola dopo le vacanze! Ops, forse non dovevo scriverlo…). È una parola comunissima nella vita quotidiana e racchiude più sfumature di quanto non sembri.
Ma (間)
Lo spazio che dà senso alle cose Ma è la pausa, il silenzio, lo spazio tra due elementi. Per citare sempre un esempio congeniale, negli anime è fondamentale: silenzi lunghi, inquadrature vuote, attese. Non è un tempo morto, ma un tempo carico di significato.
Tutto molto interessante, ma ci serve davvero conoscere queste parole? Se avete fretta e volete imparare subito a parlare giapponese magari no, ma questi termini sostanzialmente “intraducibili” con una sola parola, aiutano a capire meglio non solo la lingua, ma anche il modo in cui il Giappone osserva il mondo. Spesso, dietro una singola parola si nasconde molto più di quanto sembri.
Proprio per questo per ora vi dico: 続く(tsuzuku).





