Tra gli yōkai più curiosi e meno conosciuti della tradizione giapponese troviamo il Fūri (風狸), una creatura legata al vento e alla velocità, nonché un nostro lontano parente. A differenza di molti spiriti nati da racconti o leggende popolari, il Fūri arriva in Giappone attraverso antichi testi enciclopedici, dove viene descritto come un animale misterioso. Solo nel periodo Edo questa strana creatura entra ufficialmente nel mondo degli yōkai.
Il nome Fūri significa letteralmente “tanuki del vento”, ma la sua vera natura non è così chiara. Nelle fonti di origine cinese, da cui la creatura proviene, il termine 狸 non indica sempre il tanuki come lo intendiamo oggi. Può riferirsi più in generale a piccoli animali selvatici ed è per questo che il Fūri viene descritto in modi altrettanto diversi. A volte è più simile a un gatto selvatico, altre ad un lemure, altre ancora come una creatura dall’aspetto indefinito, sospesa tra animale reale e bestia fantastica.

La sua caratteristica principale è la velocità sovrannaturale. I Fūri sono talmente rapidi da sembrare trasportati dal vento (o camminare su di esso!), capaci di balzi improvvisi tra rocce e alberi, persino capaci di saltare da una montagna ad un’altra con un solo salto. Nonostante ciò, le cronache cinesi affermano che non è impossibile catturati, purché si usi una rete ben piazzata. Una volta presi, a dispetto della loro natura selvatica, mostrano un comportamento sorprendentemente umano e remissivo: abbassano la testa, sollevano lo sguardo con occhi grandi e supplichevoli, fingendo imbarazzo e debolezza nel tentativo di convincere il cacciatore a liberarli.
Questa apparente fragilità però è ingannevole, poiché se è vero che i Fūri muoiono immediatamente se colpiti, possiedono una serie di proprietà straordinarie.
La loro pelle non può essere tagliata da lame, né bruciata dal fuoco. Ancora più sorprendente è la loro capacità di tornare in vita: se un soffio di vento entra nella loro bocca spalancata, il Fūri può risorgere dalla morte. Tuttavia, questa rinascita non è possibile se il cranio è stato rotto, oppure se le narici vengono ostruite con foglie di shōbu, il giunco giapponese (Acorus gramineus), pianta palustre a cui la tradizione attribuisce il potere di allontanare spiriti e creature soprannaturali.
In Giappone, il Fūri entra ufficialmente nel mondo degli yōkai grazie a Toriyama Sekien, che lo include nel Konjaku Hyakki Shūi. Qui la creatura viene raffigurata come un animale agile e scattante, accompagnata da una breve descrizione che ne sottolinea la rapidità estrema, “pari a quella di un uccello in volo”. Possiamo quindi dire che il Fūri non è uno yōkai burlone (come lo siamo noi!) né uno spirito vendicativo. Piuttosto una creatura sospesa tra il mondo naturale e quello soprannaturale, figlia del vento, che incarna l’idea di una natura sfuggente, impossibile da trattenere a lungo. Non inganna, non parla, non maledice. Appare, scompare, muore e rinasce, come una raffica di vento improvvisa tra i rami, lasciando dietro di sé il vento che ride e un tanuki già lontano, mentre ancora ci si chiede che cosa sia successo.





