Se c’è un piatto capace di raccontare, anche più di altri, lo spirito conviviale della cucina giapponese, questo è sicuramente l’okonomiyaki. Ormai è un piatto piuttosto “sdoganato”, anche perché viene spesso definito la “pizza giapponese”, in realtà, però, è qualcosa di molto diverso. Potremmo dire che si tratta di una sorta di grande frittella salata preparata sulla piastra e personalizzata con gli ingredienti che più preferiamo. Non a caso, il suo nome deriva dall’unione di okonomi, “ciò che piace” o “a piacere”, e yaki, “alla piastra”.
Le radici dell’okonomiyaki affondano in diverse preparazioni giapponesi di impasti cotti alla piastra. Tra gli antenati più antichi viene spesso citato, anche dalle fonti istituzionali, il funoyaki, una sottile preparazione a base di farina associata al periodo Azuchi-Momoyama. Secoli dopo comparvero preparazioni più vicine all’okonomiyaki moderno, come lo issen yōshoku, una semplice pietanza a base di farina, acqua e condimenti diffusa nel periodo Taishō. Da queste e altre preparazioni si svilupparono, nel corso del Novecento e soprattutto nel dopoguerra, le diverse versioni regionali dell’okonomiyaki.

La sua popolarità cresce in particolare nell’area del Kansai e ad Osaka, dove diventa uno dei simboli dello street food e della cucina quotidiana. Proprio qui nasce lo stile più conosciuto, nel quale cavolo, farina, uova e altri ingredienti vengono mescolati insieme prima di essere cotti sulla piastra. Esiste però un’altra versione altrettanto famosa; quella di Hiroshima. In questo caso gli ingredienti vengono disposti a strati e, soprattutto, compare un elemento che cambia completamente il risultato finale: gli yakisoba!
Quindi abbiamo detto: due città, due interpretazioni dello stesso piatto e una rivalità gastronomica che ancora oggi divide gli appassionati. Personalmente però non vedo diatribe, si va in Giappone e si provano entrambe, facile no?
Quali sono gli ingredienti di un okonomiyaki?
Ve lo dico subito, non ci sono ingredienti segreti, la base tradizionale comprende: cavolo, farina, uova e dashi, ma la vera particolarità è la possibilità di aggiungere carne, gamberi, polpo o altri condimenti. Una volta cotto sulla piastra, l’okonomiyaki viene generalmente completato con salsa okonomiyaki, maionese giapponese, aonori e katsuobushi. Il risultato è sicuramente un piatto sostanzioso, saporito e soprattutto da poter condividere: in molti ristoranti viene infatti preparato direttamente al tavolo, sulla piastra, trasformando il pasto in un piccolo momento conviviale tra tutti i presenti, cuoco compreso! Un consiglio? Prendetene uno a testa, fidatevi!
Un’ultima cosa, sappiate che preparare l’okonomiyaki in casa è più semplice di quanto si possa pensare. Non serve necessariamente una piastra tradizionale: una buona padella antiaderente andrà più che bene! La cosa più importante è rispettarne lo spirito, del resto non esiste la ricetta dell’okonomiyaki perfetto. Si parte dalla base e poi si scelgono gli ingredienti secondo i propri gusti. Forse è proprio questa la sua caratteristica più giapponese: un piatto semplice che nasce dalla cucina quotidiana e lascia spazio alla creatività senza perdere il legame con la tradizione. Avanti cosa state aspettando, non è forse il momento di mettersi ai fornelli?





