Il mare, in Giappone, non è mai solo un paesaggio da fotografia. È vita, lavoro e, ogni tanto, anche qualcosa che preferiremmo non incontrare al buio! Tra queste presenze decisamente inquietanti si muove il Bakekujira (化鯨), la “balena fantasma”, che secondo il folklore emergerebbe dalle profondità marine nelle notti di pioggia.
Le storie sul Bakekujira provengono soprattutto dalle coste dell’attuale prefettura di Shimane, dove la caccia alle balene ha avuto per secoli un ruolo fondamentale nell’economia locale. In un mare così vissuto, tra lavoro e necessità, nasce l’immagine della creatura: una balena scheletrica colossale, circondata da uccelli e pesci dall’aspetto anomalo e inquietante, che appare improvvisamente tra le onde. Non proprio il tipo di incontro che si spera di fare durante una tranquilla giornata di pesca!
Prima di entrare nella leggenda però, vi chiarisco una cosa: il Bakekujira non è tanto una singola storia quanto un’immagine che attraversa proprio il folklore delle coste giapponesi, riemergendo (letteralmente!) in forme diverse nel tempo. La sua narrazione più celebre è riportata nell’Ehon Hyaku Monogatari (絵本百物語), raccolta illustrata del 1841 del periodo Edo. Secondo il racconto, alcuni pescatori avvistarono la sagoma di una balena enorme che tentarono di colpire con gli arpioni, convinti di aver trovato una preda straordinaria (anche più grande di Moby Dick!). Solo quando la creatura si avvicinò si resero conto della verità: non era un animale vivo, ma lo scheletro colossale di una balena che continuava a muoversi nell’acqua come se fosse animato da una forza invisibile, accompagnato da creature marine e uccelli sconosciuti.
A quel punto, la storia prende la piega tipica dei racconti yōkai. I pescatori restano paralizzati dal terrore mentre la creatura scompare lentamente tra le onde. Ma il mare, si sa, non dimentica facilmente. Poco tempo dopo, il villaggio venne colpito da una serie di disgrazie tra cui malattie, incendi, raccolti scarsi e una pesca sempre più povera. Da qui nasce l’interpretazione del Bakekujira come presagio infausto o come spirito delle balene uccise dall’uomo che ritorna a farsi sentire e cercare vendetta, per quanto “silenziosa”, se così possiamo definirla.
Questa lettura però si inserisce in una visione più ampia della cultura giapponese tradizionale, in cui anche gli animali potevano essere considerati portatori di uno spirito (tama) degno di rispetto. Non era raro che, dopo la cattura di una balena, venissero celebrati riti commemorativi e costruiti monumenti funerari (kujira-zuka, letteralmente “tumulo della balena”) per onorarne il sacrificio. Un modo molto concreto per ricordare che, anche quando il mare nutre, non lo fa mai senza un prezzo, specialmente quando se ne abusa ed il suo equilibrio viene rotto.
Forse è proprio qui che il Bakekujira trova la sua forza: non è soltanto una creatura mostruosa che emerge dalle profondità degli oceani, ma un promemoria silenzioso. Il tipo di storia che il mare racconterebbe, se avesse voce. E credetemi, in quel racconto, non ci sarebbe nulla di rassicurante. Solo qualcosa che travolge, che sovrasta e che ci ricorda quanto fragile sia il nostro posto davanti alla sua immensità.





