Negli ultimi anni avrete sicuramente visto qualche titolo sensazionalistico: “Compra una casa in Giappone per 1 euro!” oppure “Milioni di abitazioni abbandonate cercano proprietario”. Dovete sapere che dietro queste notizie c’è un fenomeno assolutamente reale e tutto giapponese: quello delle akiya (空き家) letteralmente “Casa vuota” o “abitazione non occupata”.
Secondo gli ultimi dati del governo giapponese, nel Paese ci sono quasi 9 milioni di abitazioni non occupate, pari a circa il 13,8% dell’intero patrimonio immobiliare nazionale. In pratica, quasi una casa su sette è vuota. Il numero però continua a crescere da anni e rappresenta uno degli effetti più visibili della crisi demografica giapponese.
Ma perché succede?
Le cause sono diverse. Da una parte la popolazione diminuisce e invecchia; dall’altra molti giovani si trasferiscono nelle grandi città come Tokyo o Osaka, lasciando i piccoli centri sempre più spopolati. Quando poi gli anziani proprietari muoiono, spesso i loro eredi vivono lontano e non hanno interesse né soprattutto risorse per mantenere la casa di famiglia.
A questo si aggiunge un aspetto culturale che pochi conoscono (ma che noi ovviamente sappiamo!): in Giappone le abitazioni tendono a perdere valore con il passare del tempo, mentre è il terreno a conservare il proprio prezzo (a volte ne acquista anche di più). Molte case vecchie vengono quindi considerate più un costo che una risorsa.
Vi starete chiedendo: “E allora perché non demolirle?”
Anche per questa risposta entra in gioco una particolarità del sistema giapponese. In alcuni casi mantenere un edificio esistente può risultare fiscalmente più conveniente che possedere un terreno completamente libero. Così molte abitazioni rimangono in piedi, anche quando nessuno le utilizza più.
Le percentuali più elevate di abitazioni vuote si registrano nelle prefetture rurali e nelle zone interessate da un forte calo demografico. Tra le aree più colpite figurano Tokushima, Wakayama, Kagoshima, Yamanashi e Kōchi, dove in alcuni casi oltre il 20% delle abitazioni risulta inutilizzato.
Negli ultimi anni numerosi comuni hanno cercato di invertire la tendenza attraverso le cosiddette Akiya Bank, portali dedicati alla vendita o all’assegnazione di immobili abbandonati. È proprio da qui che nascono le notizie sulle celebri “case a pochi euro” che periodicamente fanno il giro del web. Tuttavia la realtà è decisamente meno romantica di quanto possa apparire sui social. Molte di queste case infatti necessitano di importanti lavori di ristrutturazione, adeguamenti antisismici e costi di manutenzione tutt’altro che trascurabili (e non vi basterà certamente un euro!)
Ciò che preoccupa maggiormente gli esperti, comunque, non è il dato attuale, bensì quello futuro. Le più recenti analisi demografiche indicano infatti che il numero delle akiya potrebbe continuare a crescere nei prossimi anni. Alcune stime prevedono che entro il 2030 le abitazioni vuote possano superare i 10 milioni, mentre in alcune proiezioni il tasso nazionale potrebbe avvicinarsi al 25% entro il decennio successivo.
Ci sono anche dei lieto fine però. Nonostante le difficoltà, alcune akiya stanno vivendo una seconda vita come guest house, caffetterie, laboratori artigianali o abitazioni per chi sceglie di tornare nelle campagne giapponesi (vi assicuro che alcuni posti sono degli autentici gioelli di tranquillità e pace, oltre che di scoperta del Giappone più autentico). Un piccolo esempio di come il Giappone stia cercando di trasformare un problema demografico in un’opportunità per il futuro. E voi, se ne aveste la possibilità, acquistereste una delle akiya?





