Il Karate Kyokushinkai (極真会館), fondato dal leggendario Masutatsu Ōyama, significa letteralmente “Associazione per la verità assoluta”. Le sue radici affondano nella rigida disciplina e nel “full‑contact”: nessuna protezione e contatto pieno fino alla cintura. Ma al di là della durezza, perché effettivamente è una disciplina dura, questo stile incarna una filosofia profonda, plasmata dallo Zen, dal Confucianesimo e dal Budo: l’arte marziale focalizzata sull’autodisciplina, il perfezionamento di mente e corpo e lo sviluppo del carattere, piuttosto che sulla mera abilità tecnica o la competizione aggressiva.
Negli anni ’50, Mas Ōyama apre a Tokyo il suo primo dojo, chiamato “Oyama Dojo”e nel 1961‑64 fonda ufficialmente il Kyokushinkai o “International Karate Organization”. Dotato di straordinaria tenacia, egli si allenò duramente in isolamento sul Monte Kiyosumi (prefettura di Chiba) per ben 18 mesi, affinando corpo, mente e spirito, in una sorta di pratica ascetica in stile Zen. Da ricordare, la celebre sfida contro i tori. Superò tutte queste prove per dimostrare la potenza del suo karate. Con la creazione dell’IKO, il Kyokushin si diffuse man mano in tutto il mondo, contando oggi milioni di praticanti.

Ma al di là della pratica, cosa significa la parola Kyokushin? Significa “verità assoluta” o anche “straordinaria realtà” e riflette il perseguimento della coerenza ultima tra mente, corpo e spirito.
La spiritualità del Kyokushin si sintetizza poi nel Dōjō kun, un codice morale di sette principi che include l’allenamento del corpo e della mente, la cortesia, l’umiltà e il rifiuto della violenza. Vi sono inoltre gli 11 motti di Mas Oyama, che incoraggiano perseveranza, rispetto, autocontrollo e devozione al “cammino marziale”. Questo perché prima di tutto l’arte marziale è rispetto, non la ricerca di uno scontro fine a sé stesso. Chi pensa solo a ‘fare del male’ non ha trovato la sua via, ma solamente un vicolo cieco e dovrebbe fermarsi a riflettere, poiché la pratica autentica è riflessione: fermarsi, ascoltare, migliorare e proteggere non offendere.
Un altro pilastro spirituale è lo “spirito dell’Osu” (Osu no seishin): il richiamo a perseveranza, determinazione e resilienza. “Osu” deriva da “oshi” (spingere) e “shinobu” (resistere). Pronunciarlo significa affermare la propria capacità di superare, spingersi oltre i limiti, di continuare anche quando mente e corpo vacillano.
Il Kyokushin è inoltre fortemente influenzato dai valori del Bushidō, il codice morale dei Samurai: integrità, coraggio, compassione, rispetto, lealtà, onore e sincerità sono parte integrante della pratica, sia dentro che fuori dal dojo. Ma non è tutto qui. Oltre ai colpi potenti e all’allenamento fisico, il Kyokushinkai coltiva, come abbiamo potuto capire dell’enorme influenza della spiritualità, un percorso interiore. Il praticante impara la modestia (“testa bassa”), la visione alta (guardare al proprio obiettivo) e la moderazione verbale (“bocca chiusa”), ovvero un invito costante alla riflessione e al miglioramento continuo. La pratica dei kata, considerata una sorte di meditazione in movimento, connette alla tradizione del Budo e fortifica la concentrazione, la respirazione e l’armonia tra corpo e mente.





